venerdì 21 novembre 2008

Jazz svizzero: una pletora discografica

I numeri precisi può darli solo Romano Nardelli: nella sua posizione di conservatore e catalogatore della produzione elvetica (e anche in quella accessoria di produttore) è osservatore privilegiato. Lavora da quasi 20 anni alla Fonoteca nazionale svizzera e di dischi ne ha visti passare diverse migliaia. Attualmente (ci racconta nel corso della conferenza organizzata ieri sera da Mastro Sandmeier, coraggioso e idealista come ogni vero appassionato di jazz) escono circa 300 cd etichettabili quali produzioni jazz all'anno. Una realtà unica a livello internazionale.

Sono del resto una quindicina le etichette "forti" con un loro catalogo regolare. Altre 50 circa sono meno autorevoli ma non meno attive. Esiste poi, ed è in espansione, il fenomeno dell'autoproduzione da parte dei musicisti stessi. Questi ultimi, pure se per questioni legali non possono essere considerati "editori musicali": Suisa chiede che siano iscritti come tali al Registro di commercio. Autoproduzione significa esclusione dai circuiti ufficiali di distribuzione: va da sé che le vie seguite per raggiungere il pubblico sono più tortuose e sempre più orientate alla distribuzione in rete (vedi l'esperienza degli ENS).

Il numero dei musicisti jazz in Svizzera lo estrapola Sandmeier da un documento del 2003: sarebbero poche centinaia. In realtà il proliferare di nuove scuole in tutta l'Elvezia li rende oggi sicuramente molti di più. Che la loro vita sia semplice, però nessuno lo garantisce. Nardelli annota tra le righe che una delle stelle più promettenti apparse sulle scene negli scorsi anni, Martin Buergi, ha deciso di tornare a studiare legge.

Il panorama musicale è oggi quanto mai variegato. Da un lato l'improvvisazione pura, che sembra farla da padrone sul mercato jazzistico (e bisogna dire che qui la tradizione del jazz rossocrociato ha proposto i nomi più riconosciuti a livello internazionale, come Irene Schweizer, Pierre Favre e altri). Sul fronte opposto i fanatici legati al jazz classico (Romano ci fa ascoltare un brano dall'album degli Steamboat Rats). In mezzo, tra avanguardia e tradizione, i giovani che cercano strade più originali, magari recuperando sonorità e suggestioni dal folk nazionale (bellissimo l'esempio "Damenwahl" dal disco di Sokal-Känzig-Mejer), magari cercando una maggiore gradevolezza dell'ascolto come Unitrio o come il trombettista Gassman. Si va fino al tributo mimetico parkeriano (bravo, neh, ma secondo noi un po' al limite del kitsch) del sassofonista Romano Ricciardi.

Il mercato chiede relax e non prodotti estremi, confusionari, pare. E volendo "vendere" dischi bisognerebbe tenerne conto. Da parte nostra riflettiamo sul fatto che l'enorme "potenza di fuoco" messa in campo da sponsor istituzionali di vario genere non fa che alimentare la volontà di ricerca e di sperimentazione, l'estraniamento dei giovani musicisti. Se invece dovessero veramente confrontarsi con il mercato sarebbero costretti a scegliere altre strade.

Inserisce elementi di comprensione del fenomeno Carlo Piccardi, in una sua interessante puntualizzazione d'ordine storico. Gli sponsor culturali elvetici sarebbero più sensibili a sostenere la produzione "avanguardistica" perché questa è attitudine ereditata dall'impostazione generale della politica culturale elvetica del dopoguerra. Ma ciò succederebbe solo in CH. L'insegnamento dell'improvvisazione pura a livello accademico, ad esempio, sarebbe caratteristica nostrana non imitata in nessun altra nazione.
La Svizzera è, artisticamente parlando, un'isola artistica radicale e sperimentatrice ad oltranza. Forse troppo. Piccardi (come già sostenuto in un suo articolo sulla Regione di qualche tempo fa, ricordiamo noi) nota invece che è scarsa l'attenzione per la cultura originaria nazionale, così come praticata invece in modo rigoroso da manifestazioni del calibro di Alpentöne. Musicisti e sponsor dovrebbero tenerne maggior conto. L'aria sta cambiando (e lo conferma anche la curatrice della sezione musica popolare della Fonoteca Silvia Delorenzi) ma è un fenomeno relativamente nuovo.

Finiamo qui, riducendo colpevolmente ai minimi termini una discussione complessa. Materia di rimuginìo ce ne sarebbe a iosa. Se mai voleste dire la vostra postate qui sotto.

A me interessava invece stendere una sorta di verbale di questa ricca serata e mostrare come queste lezioni organizzate da Sandmeier siano foriere di buone e utili idee per noi Fachidioten jazzistici. Grazie Aldo, ad honorem insignito della nomina a Magnifico Rettore dell'Università del jazz ticinese.


J.D.

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