martedì 25 novembre 2008

Un software per fare free

Ma che senso può avere? Interazione con le macchine ad ogni costo? La notizia che riporta oggi il portale italiano Punto informatico lascia un po' d'amaro in bocca. In particolare a chi scrive, musicista dilettante a cui è sembrato sempre un po' umiliante il confronto con il modulo improvvisatore di Band in a Box. Quel coso sa somigliare a Charlie Parker in modo spaventoso, per essere una macchina e non avere anima. Ma ci consola appunto l'idea che "non avendo anima" è costretto a somigliare a Charlie Parker. Insomma ci lascia la creativa e personalissima possibilità di sbagliare, quella che a detta di molti autorevoli insegnanti è la chiave del nostro stile personale.

Detto questo, non si vede perché si debba insegnare ad un computer ad "improvvisare free": secondo noi ci riesce altretttanto bene una lavatrice durante la centrifuga, la Moto Guzzi Falcone di mio nonno e la stampante ad aghi del Controllo abitanti di Chiasso.

Scusate l'astio, ma noto in questi giorni un numero più alto del solito di dischi "solo" in circolazione. Mi sciocca, per non fare nomi, quello del trombonista romando Denis Beuret. Anche lui, in dialogo con aggeggerie elettroniche, produce roba terrificante e, secondo chi scrive, terribilmente infantile. Non è la complessità strutturale a rendere buona la musica. I'm sorry, ma non riesco a crederci. Io sto col Guzzi Falcone. Un bel giro in due, così ci si diverte. Interagendo fra umani. Se no il prossimo gig se lo becca Band in a Box: e a pensarci sta già succedendo.

J.D.

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