martedì 23 dicembre 2008

Lanciati i Diagonales 2009: rassegna stampa

Ticinonline
laRegione
Corriere del Ticino
Giornale del Popolo










Parlano di noi e del nostro festival: è un impegno importante per la nostra associazione e siamo molto contenti (e riconoscenti) che i più importanti organi di stampa ticinesi abbiano accettato di dare spazio sulle loro pagine ai Diagonales.
Anche noi siamo un po' alle prime armi e nel nostro ufficio stampa a 6 mani ogni tanto scappa qualche errorino (OK, pago una birra a chi trova quello più grosso che è ESCLUSIVAMENTE colpa nostra per aver passato un'info sbagliata).

Comunque la cosa è appena cominciata: voi passate parola e dateci una mano. Promettiamo ottima musica per un finesettimana intero.

J. D.

martedì 16 dicembre 2008

Quello di cui non abbiamo parlato

Prima o poi a chi scrive un blog capita di scusarsi per non aver aggiornato le pagine. La scadenza ideale sarebbe un paio di post alla settimana ma è più facile a dirsi che a farsi. Quindi il nostro osservatorio ha mancato diversi appuntamenti importanti: la chiacchiera jazz si è arenata. Aggiorno brevemente: ci sono in caldo le fotografie scattate alla nostra ultima jam congiunta Amit+Jazzy Jams del 7 dicembre (da scaricare dalla macchina e pubblicare appena posso). Testimoniano di un momento storico che è stato immortalato per i posteri. Una serata davvero bella e piacevole, costellata dalle solite riflessioni su qualità e quantità del jazz. I professionisti hanno dato bellissime dimostrazioni dell'alto livello musicale delle nostre truppe da sbarco locale. Ma anche i dilettevoli jazzomani non si sono difesi male. Onore al merito anzi per il grande Roberto che si è visto caricare le spalle di legna verde... reggendo benissimo la macchina musicale. Magari se ne riparla. E anche dei vini del Tur.

Un'altra cosa che ci siamo persi, invece e purtoppo è stata la contemporanea presenza nello stesso finesettimana di due delle più grandi organiste jazz al mondo: Rhoda Scott e Barbara Dennerlein. Le ha invitate il Jazz Cat Club di Ascona. Personalmente mi mangio le mani per essermele perse tutte e due. I discorsi fattibili sono molti, da questo punto di vista. In primis la presenza femminile nel jazz, tema affascinate e pieno di suggestioni (anche se al limite del banale). Queste due ragazze sono veramente formidabili, hanno un carattere di ferro e devono averne viste veramente di tutti i colori. In secundis, il ruolo dell'Hammond nel jazz. Proprio nei giorni immegiatamente precedenti si stava discutendo con qualcuno il quale esprimeva tutto il suo disprezzo per l'Hammond. È uno strumento strano, ammettiamolo pure. Ma messo nelle mani giuste (Jimmy Smith per esempio) diventa un vero missile di swing. Che poi bisognerebbe anche trovarlo, un organista che suona male. A me non ne vengono proprio in mente (forse Ornette Coleman, se mai gliene venisse l'uzzolo).

Infine segnalo una cosa strana e interessante: jazz in tv al Quotidiano. Sembra impossibil eppure è vero e ce lo scrive Fiorenzo Bernasconi, musicista, didatta e "intramontabile entusiasta", come si definisce lui stesso. Direttore del progetto musciale della Big band virtuale Bernasconi muove le acque attorno a sé (è anche scrittore di cose lacustri) per rianimare la scena musicale. Nella lista dei partecipanti alla sua big band che funziona via email troviamo la crème de la crème del jazzismo nostrano. Quindi, fosse solo per questo, sintonizziamoci... TSI, lunedì 22 dicembre, dopo il Quotidiano.

A presto, feste permettendo.

J. D.

mercoledì 3 dicembre 2008

Partecipate? Una jam session di idee...

Qui sotto pubblichiamo un bellissimo post che ci regala il prof. Teo Lorini, grande appassionato di afroamericanismo musicale. È un vero piacere aprire il discorso ad altre voci. Il post di Teo mi offre lo spunto per ricordare a chi volesse di partecipare alla redazione inviando recensioni, vaneggiamenti, pensieri sparsi, spartiti, fotografie e quant'altro. Spediteli pure a jj@jazzy-jams.ch e provvederemo a pubblicarli. Dai, jammate con il nostro blog!

J.D.

Jazz e letteratura: Laurent de Wilde "Monk Himself"

Fra i molti episodi raccolti in questo splendido libro, ora ripubblicato in edizione rivista e ampliata, mi strappa sempre un sorriso la descrizione di un concerto del ’75, uno degli ultimi. La star in cartellone è il giovane Jarrett, che, dopo mezz’ora di meticoloso soundcheck, conquista il pubblico coi suoi virtuosismi. Monk arriva subito dopo; è un rudere dei tempi, poco più di una curiosità. Il tecnico del suono gli chiede dove voglia i microfoni e lui, quasi stupito, borbotta: “Sotto il piano, immagino…”. Poi inizia a suonare e spazza via tutto, seppellendo gli anni, i dubbi, e persino gli arabeschi di Jarrett sotto un’ovazione interminabile.

A capire l’importanza di Monk Himself basta la commossa prefazione in cui Enrico Pieranunzi, pianista tutt’altro che monkiano, cita l’opinione del suo maestro, Bill Evans: “Thelonious s’accosta al piano come da un angolo, l’angolo giusto. È pianisticamente meraviglioso”. Ecco un aggettivo che s’attaglia all’opera di Monk più dell’abusato “misterioso” con cui troppo spesso si gioca richiamando il titolo d’una sua composizione. Davvero Thelonious è meraviglioso, d’una meraviglia che riempie di stupore e sgomento assieme. Mettono quasi paura le due pause in cui è racchiusa la sua carriera. Prima gli anni passati a comporre quella musica pervicacemente unica, che pochi capivano e ancor meno potevano ascoltare, impedito com’era a esibirsi nella sua New York dal ritiro della cabaret card e quasi confinato in un appartamento tanto minuscolo che il piano debordava in cucina, fra registrazioni brillantissime ed estenuanti attese di compensi. Poi gli anni della fine, trascorsi nel silenzio compatto, quasi solido, che accompagna una discesa lentissima verso il nulla.

In mezzo il fulgore sbalorditivo d’una musica perfetta, rifinita come una scultura, minerale, secondo la bella definizione di de Wilde. Un suono che nasce da un’originalissima tecnica ‘percussiva’, dal controllo superbo di equilibri e volumi, ma anche da una profondità di visione unica. Ne fanno fede le esperienze per big band o session geniali come quella sublime che riunì per Monk’s Music (1957) Hawkins, Gryce e Coltrane: “passato, presente e futuro del sassofono”.

Ladies and gentlemen: Thelonious Monk, the genius of modern music.

Recensione di Teo Lorini, (apparsa in Pulp Libri, n.68)
La foto di Thelonious Monk con gli occhiali a specchio è di Herb Snitzer

(Grazie Teo!)