venerdì 28 novembre 2008

Un workshop con Bobby e Victor

La SMUM propone a tutti gli appassionati un incontro musicale con uno dei maestri tra i maestri, il sassofonista originario del Kansas, Bobby Watson e con il suo batterista, Victor Lewis. L'incontro, che ha una valenza nazionale, visto che è stato affidato alla scuola di Lugano su mandato della "Conferenza dei Direttori Scuole Svizzere di musica", si terrà il 5 e 6 dicembre prossimi. Il costo è di 50.- per due giorni, 30.- per un giorno. Iscrizioni da richiedere alla Scuola di Musica Moderna, tel. 091 / 970 10 35. La quota è da versare il giorno stesso, in segreteria.
Termine d’iscrizione 2 dicembre 2008.

Ecco l'interessante programma:

Venerdì 5 dicembre 2008
14.30 - 17.30 Scuola di musica moderna - Aula Magna
Intervals, the Language of improvisation
The importance of mastering intervals using them to create,
build and manipulate musical ideas during improvisation.
In lingua inglese
Dir: Bobby Watson.


21.00 - 23.30 Bar Coccodrillo
Cena - Jam Session ( partecipanti)


Sabato 6 dicembre 2008
10.30 - 13.00 Scuola di musica moderna - Aula Magna
“The masculine and feminine side of drumming”
In lingua inglese
Dir: Victor Lewis


20.45 Concerto Auditorio RSI - aperto al pubblico, rassegna di Rete 2: Bobby Watson Quartet feat. Victor Lewis

(Questa faccenda del "masculine e femminine side of drumming" sembra molto intrigante. L'anno prossimo non potrebbe venire, che so, John Scofield a spiegare il "feminine e masculine side of the guitar playing" e così via per ogni strumento?)

Altra breve segnalazione che riguarda la SMUM: sabato 6 dicembre al Caffè Olimpia grande serata di New Orleans con la arcinota e arciascoltata Olympia Ragtime Band di Milano.

J.D.

martedì 25 novembre 2008

Notizie da casa: Santilli, Smum, Andata e ritorno

Il Jazz Club Mendrisio tiene botta e noi teniamo i pugni a lui: questo fine settimana (domenica 30 novembre, Aurora di Ligornetto) propone il giovane Santilli con il suo progetto dedicato alla canzone italiana "Viaggio sujazztivo" .

Continuano inoltre i concerti di Jazz in piazza a Lugano: Antonio Faraò incontra i maestri del Lugano Smum Jazz Trio, cioè Parini-Mewli-Ricci all'Olimpia sabato 29 novembre all'Olimpia. Entrata libera.

E infine, una roba per divertirsi: quel bizzarro e simpatico progetto che si chiama "Andata e ritorno" propone venerdì (cena compresa) il suo nuovo spettacolo teatral-jazzistico, "Una lacrima nel ragù" all'Osteria Unione di Riva San Vitale. Testi divertenti (tra cui la Luisona di Benni!), musiche composte per l'occasione anche dal Big Peter Zemp. Insomma, pancia piena per orecchie felici...

Un software per fare free

Ma che senso può avere? Interazione con le macchine ad ogni costo? La notizia che riporta oggi il portale italiano Punto informatico lascia un po' d'amaro in bocca. In particolare a chi scrive, musicista dilettante a cui è sembrato sempre un po' umiliante il confronto con il modulo improvvisatore di Band in a Box. Quel coso sa somigliare a Charlie Parker in modo spaventoso, per essere una macchina e non avere anima. Ma ci consola appunto l'idea che "non avendo anima" è costretto a somigliare a Charlie Parker. Insomma ci lascia la creativa e personalissima possibilità di sbagliare, quella che a detta di molti autorevoli insegnanti è la chiave del nostro stile personale.

Detto questo, non si vede perché si debba insegnare ad un computer ad "improvvisare free": secondo noi ci riesce altretttanto bene una lavatrice durante la centrifuga, la Moto Guzzi Falcone di mio nonno e la stampante ad aghi del Controllo abitanti di Chiasso.

Scusate l'astio, ma noto in questi giorni un numero più alto del solito di dischi "solo" in circolazione. Mi sciocca, per non fare nomi, quello del trombonista romando Denis Beuret. Anche lui, in dialogo con aggeggerie elettroniche, produce roba terrificante e, secondo chi scrive, terribilmente infantile. Non è la complessità strutturale a rendere buona la musica. I'm sorry, ma non riesco a crederci. Io sto col Guzzi Falcone. Un bel giro in due, così ci si diverte. Interagendo fra umani. Se no il prossimo gig se lo becca Band in a Box: e a pensarci sta già succedendo.

J.D.

lunedì 24 novembre 2008

La jam? Arriva con San Nicolao!

Vale la pena di prendere nota, ragazzi: la prossima jam session che si terrà a Spazio Ado il prossimo 7 dicembre è un'occasione speciale, una sorta di serata di gala. Per la prima volta le due associazioni "più giovani"in ambito jazzistico ticinese si uniscono per una festa che è anche simbolica. Da un lato i dilettanti, dall'altro i professionisti: Jazzy Jams e Amit collaborano già da tempo a diversi livelli. C'è rispetto reciproco e reciproca attenzione. Ognuno dei due comitati ospita un membro dell'associazione "consorella" proprio per rendere possibile quell'importante scambio di informazione che rende vitale la scena musicale.

L'idea è andare in controtendenza rispetto all'isolazionismo (più meno latente) che contraddistingue, non solo alle nostre latitudini, le varie realtà che cercano di rendere vitale l'ambito del jazz cantonale. Qualcuno dice che il jazz è sempre vissuto di diatribe e di associazionismo scissiònico, ma noi vorremmo prendere esempio da esperienze come Suisse Jazz Diagonales e peccare, quindi, di idealismo. Un idealismo concreto e non stupido, comunque. Unendo le forze c'è modo di farsi ascoltare un po' di più, di raccogliere un po' di idee. In fondo ci interessa promuovere la musica che ci piace. E allargare il nostro pubblico e le possibilità di praticare il nostro hobby/professione.

Vi aspettiamo dunque alla jam: si suona e/o si ascolta e/o si mangia. Il jazz è tutto questo.
(Scusate la battuta: a volte viene da pensare a robe del tipo: "Ma possibile che l'orchestra di Gil Evans e Miles Davis abbia presentato uno dei progetti più ambiziosi della storia del jazz in una rosticceria? Se è così noi siamo messi quasi meglio...")

:)

PS: guardate le belle foto che ci hanno scattate le ragazze fotografe alla scorsa jam... fuori i nomi, però...


J.D.

venerdì 21 novembre 2008

Jazz svizzero: una pletora discografica

I numeri precisi può darli solo Romano Nardelli: nella sua posizione di conservatore e catalogatore della produzione elvetica (e anche in quella accessoria di produttore) è osservatore privilegiato. Lavora da quasi 20 anni alla Fonoteca nazionale svizzera e di dischi ne ha visti passare diverse migliaia. Attualmente (ci racconta nel corso della conferenza organizzata ieri sera da Mastro Sandmeier, coraggioso e idealista come ogni vero appassionato di jazz) escono circa 300 cd etichettabili quali produzioni jazz all'anno. Una realtà unica a livello internazionale.

Sono del resto una quindicina le etichette "forti" con un loro catalogo regolare. Altre 50 circa sono meno autorevoli ma non meno attive. Esiste poi, ed è in espansione, il fenomeno dell'autoproduzione da parte dei musicisti stessi. Questi ultimi, pure se per questioni legali non possono essere considerati "editori musicali": Suisa chiede che siano iscritti come tali al Registro di commercio. Autoproduzione significa esclusione dai circuiti ufficiali di distribuzione: va da sé che le vie seguite per raggiungere il pubblico sono più tortuose e sempre più orientate alla distribuzione in rete (vedi l'esperienza degli ENS).

Il numero dei musicisti jazz in Svizzera lo estrapola Sandmeier da un documento del 2003: sarebbero poche centinaia. In realtà il proliferare di nuove scuole in tutta l'Elvezia li rende oggi sicuramente molti di più. Che la loro vita sia semplice, però nessuno lo garantisce. Nardelli annota tra le righe che una delle stelle più promettenti apparse sulle scene negli scorsi anni, Martin Buergi, ha deciso di tornare a studiare legge.

Il panorama musicale è oggi quanto mai variegato. Da un lato l'improvvisazione pura, che sembra farla da padrone sul mercato jazzistico (e bisogna dire che qui la tradizione del jazz rossocrociato ha proposto i nomi più riconosciuti a livello internazionale, come Irene Schweizer, Pierre Favre e altri). Sul fronte opposto i fanatici legati al jazz classico (Romano ci fa ascoltare un brano dall'album degli Steamboat Rats). In mezzo, tra avanguardia e tradizione, i giovani che cercano strade più originali, magari recuperando sonorità e suggestioni dal folk nazionale (bellissimo l'esempio "Damenwahl" dal disco di Sokal-Känzig-Mejer), magari cercando una maggiore gradevolezza dell'ascolto come Unitrio o come il trombettista Gassman. Si va fino al tributo mimetico parkeriano (bravo, neh, ma secondo noi un po' al limite del kitsch) del sassofonista Romano Ricciardi.

Il mercato chiede relax e non prodotti estremi, confusionari, pare. E volendo "vendere" dischi bisognerebbe tenerne conto. Da parte nostra riflettiamo sul fatto che l'enorme "potenza di fuoco" messa in campo da sponsor istituzionali di vario genere non fa che alimentare la volontà di ricerca e di sperimentazione, l'estraniamento dei giovani musicisti. Se invece dovessero veramente confrontarsi con il mercato sarebbero costretti a scegliere altre strade.

Inserisce elementi di comprensione del fenomeno Carlo Piccardi, in una sua interessante puntualizzazione d'ordine storico. Gli sponsor culturali elvetici sarebbero più sensibili a sostenere la produzione "avanguardistica" perché questa è attitudine ereditata dall'impostazione generale della politica culturale elvetica del dopoguerra. Ma ciò succederebbe solo in CH. L'insegnamento dell'improvvisazione pura a livello accademico, ad esempio, sarebbe caratteristica nostrana non imitata in nessun altra nazione.
La Svizzera è, artisticamente parlando, un'isola artistica radicale e sperimentatrice ad oltranza. Forse troppo. Piccardi (come già sostenuto in un suo articolo sulla Regione di qualche tempo fa, ricordiamo noi) nota invece che è scarsa l'attenzione per la cultura originaria nazionale, così come praticata invece in modo rigoroso da manifestazioni del calibro di Alpentöne. Musicisti e sponsor dovrebbero tenerne maggior conto. L'aria sta cambiando (e lo conferma anche la curatrice della sezione musica popolare della Fonoteca Silvia Delorenzi) ma è un fenomeno relativamente nuovo.

Finiamo qui, riducendo colpevolmente ai minimi termini una discussione complessa. Materia di rimuginìo ce ne sarebbe a iosa. Se mai voleste dire la vostra postate qui sotto.

A me interessava invece stendere una sorta di verbale di questa ricca serata e mostrare come queste lezioni organizzate da Sandmeier siano foriere di buone e utili idee per noi Fachidioten jazzistici. Grazie Aldo, ad honorem insignito della nomina a Magnifico Rettore dell'Università del jazz ticinese.


J.D.

giovedì 20 novembre 2008

Notizie da casa: brutte e belle


Rattrista molto l'idea che Guy Bettini abbia chiuso la sua Fabbrica dopo aver impegnato tante delle sue energie lì dentro, tra l'altro dopo averci dato modo di organizzare alcuni eventi, fatto di cui gli siamo molto grati. Così scrive ieri Guy: "Il circo ru sta smontato le sue tende alla Fabbrica di Losone. Dopo intensi 18 mesi di proposte, 90 concerti, 76 jam session, 11 performance, 11 serate letterarie, 4 festival, 1 spettacolo teatrale". Ringraziandolo per tutto quello che ha fatto per la cultura in Ticino vi segnaliamo che il Circo Ru svende sabato 22.11.08 dalle 17.00 alle 19.00 e domenica 23.11.08 dalle 15.00 alle 17.00 al buffet della fabbrica di Losone poltrone, divani, tavoli tavolini, sedie, specchi, lampade, piatti, padelle, posate, bicchieri ecc. Magari possiamo dargli una mano a liberarsi dell'inventario.

Interessante serata di musica dedicata al repertorio di Django Reinhardt, a Lugano, invece. La propone la Smum che ha invitato per “JAZZ IN PIAZZA” sabato 22 novembre al caffè Olimpia il gruppo Manomanouche – gypsy jazz. I ragazzi sono attivi nell'area torinese, una regione italiana in cui la passione per Django sembra alimentarsi sempre più.




Ultima segnalazione per un altro concerto molto interessante al Cortile di Via Boscioro a Viganello. Domenica 23 novembre alle ore 17.00 suonerà il trio K:E:B, formato da Araxi Karnusian, tenor saxophone, Dominic Egli, drums e Michael Bucher, guitar. I tre ragazzacci sono reduci dalla pubblicazione di un disco molto interessante, registrato in una villa privata all'Isola d'Elba (OK, potete essere invidiosi). Scelgo di mettere la loro foto a commento di questo post perché mi pare molto divertente. La loro musica si può ascoltare su www.myspace.com/triokeb.

Curiosità dal mondo, ovvero: fama mondiale di Jazzy jams

Si ricevono ormai numerosi comunicati stampa ogni giorno: l'indirizzo della nostra associazione è punto di riferimento per operatori artistici che scrivono dalla Svizzera dall'Italia e da altre parti del mondo presentando i loro progetti. Oggi abbiamo raggiunto forse il record di lontananza, con una segnalazione dalla Tunisia. Non potendo concretamente dare seguito alla richiesta mettiamo qui il link, per curiosità: www.myspace.com/medfusion.

Lontanuccia anche questa che segue: ma nessun link ci invia invece l'Orchestra Sinfonica di Pazardjik Bulgaria, che pure ci ha scritto nei giorni scorsi. Se vi interessasse mai, fatecelo sapere, abbiamo il loro contatto email.

Al di là dello scherzo, grazie ad internet i musicisti cercano ormai oltreconfine le possibilità di esibirsi ed è importante creare nodi di aggregazione in cui far confluire tutte le proposte. Noi ci si prova, nel nostro piccolo.

mercoledì 19 novembre 2008

Tre cose: vendita di cd, concerti e conferenze


Ci segnala Marco Cortesi che la sua azione di vendita "salvate musicisti in via di estinzione" ha avuto un ottimo riscontro. L'album registrato con Pizio, Golubev e di Tullio è salito al secondo posto della classifica di vendita. Molto bene, ci fa piacere. E tanto per rimanere nel locarnese, va notato che stanno succedendo un sacco di cose interessanti lassù. Da un lato il Jazz Cat Club con il suo calendario di concerti "mainstream" (arrivano Rhoda Scott e in gennaio Francesco Cafiso!) e c'è l'interessante serata di sabato 22 novembre 2008, 18.00 Frammenti di jazz di Ivan Lombardi, a Casa Serodine di Ascona, organizzata dall'associazione Nuovo Convivio.


Molto si muove di jazzianico in queste lande e stare dietro a tutto è un vero lavoro. Solo il grande Sandro da Campione ci riesce. Non sapete chi è? Una volta ve ne parlo.

J.D.

giovedì 13 novembre 2008

Un pensionato veramente indaffarato

Quell'ometto con la sciarpa qui a sinistra è molto modesto e quasi schivo. Vorrei esserci nel momento in cui vedrà la sua foto qui sopra. È stata scattata nel 2006, in occasione del festival di altriSuoni; a destra il batterista Elmar Frey. L'immagine è significativa e diremmo quasi storica perché Aldo Gianni Sandmeier, il più tenace e lucido custode della storia del jazz ticinese e svizzero, è ritratto in compagnia di uno degli esponenti di spicco del drumming elvetico. Di drumming e drummers Aldo se ne intende, avendo curato insieme a Romano Nardelli una serie di schede sui batteristi svizzeri pubblicate sul sito della Fonoteca svizzera.

Da anni, il grande Aldo sta curando (con la collaborazione della SMUM) anche una serie di incontri jazz, serate pubbliche a cui invita di volta in volta alcuni dei protagonisti presenti e passati del jazz ticinese. Sono interessanti serate che meritano di essere conosciute e frequentate, oltre che per il loro interesse, anche per onorare l'impegno, la dedizione e l'impeccabile preparazione del loro artefice.

Segnalo quindi qui che giovedì 20 novembre, alle ore 18 nell’aula 418 al secondo piano della Fonoteca nazionale svizzera (Centro S. Carlo in via Soldino 9 a Lugano Besso), IncontriJazz giunge al venticinquesimo appuntamento con Jazz made in Switzerland: lavori in corso. Interlocutore della serata sarà proprio Romano Nardelli, musicista, produttore discografico e fondatore di altriSuoni, oltre che responsabile del settore jazz della nostra fonoteca nazionale.

Ci vediamo là? Giusto per sentire cosa dice Aldo di questa presentazione...

J.D.

mercoledì 12 novembre 2008

Salvare una specie in estinzione: le anatre-jazz

Fa sorridere, ma non troppo, la richiesta che ci fa pervenire Marco Cortesi: il suo nuovo album, registrato con un super quartetto insubrico è in vendita online qui.
Ecco il testo:

"Cari amici,
questa è una sacrosanta iniziativa, non globale ma locale e non per questo meno importante : SALVATE I JAZZISTI, SPECIE ORMAI IN VIA DI ESTINZIONE.
Potete adottare a distanza un piccolo esemplare di questa ormai rara specie semplicemente SCARICANDO uno o più brani dal sito: http://www.junodownload.com/ppps/products/1367142-02.htm
Sta arrivando il natale...: FATE DEL BENE!!!
GRAZIE
ProSpecieRara
marco"

Il disco oltretutto è molto bello: conferma sempre più che "siamo all'altezza". Anche in questa sperduta valle dell'universo jazzistico c'è gente che ci sa fare e che ha doti per fare buona musica, e arte eccellente.

Adesso però non mettetevi a mandare tutti pubblicità per i vostri dischi... Ma sì poi, in fondo, perché no?
Scrivete! Facciamo di questo blog una bella vetrina indipendente...

martedì 11 novembre 2008

Omaggio a Bill Frisell


Due giorni dopo aver assistito (stavo scrivendo partecipato ma mi sa che come aggettivo è un po' troppo mistico) al bel concerto di Chiasso, mi sono trovato di mattino presto a radermi davanti allo specchio fischiettando il tema che Frisell ha scritto per il film "Go west" di Buster Keaton. La cosa è curiosa: melodia niente di speciale, semplicissima e quasi infantile ma di una purezza unica (tra l'altro ricorda un poco "Paper moon", se non sbaglio). Ci ho pensato su e credo che la magia della seconda parte del concerto sia stata tutta in quella sinergia di giocosità che l'incontro tra il genio ludico di Frisell e di Keaton ha saputo sprigionare. Niente di paragonabile invece alla sperimentalità un po' stucchevole di quegli orrendi cartoni animati di Jim Woodring. In quel caso la colonna sonora di Frisell e soci ha vissuto di vita propria. Chissà cosa gli è preso a Bill... il suo humour batte strade a noi ignote, probabilmente.

Al di là di tutto comunque una dimostrazione di grandezza e di stile insuperabile. A qualcuno non piace Frisell: ma non piace per troppa bravura, secondo me.

Grande serata. Grazie Ufficio cultura di Chiasso (di questi tempi vanno sostenuti, i ragazzi del Cinema Teatro). Sapete certamente perché...

J.D.

lunedì 10 novembre 2008

Frammenti di cultura jazz (2)


Torno sulla biografia di Count Basie di cui parlavo i due post fa: non perché sia un libro affascinante. È piuttosto noioso in realtà, come spesso sanno esserlo le biografie di jazzisti (date un'occhiata all'autobiografia di Chet Baker "Come se avessi le ali. Le memorie perdute": si parla più di droga che di musica) ma suscita una riflessione interessante su due diversi modi di intendere il jazz. Basie racconta che quando ha iniziato a suonare, era la metà degli anni 20, i musicisti avevano l'abitudine di arrivare sempre almeno 30 minuti prima sul posto di lavoro. Il perché? Tutti avevano paura che qualche musicista di passaggio più bravo di loro li precedesse sul palco, si facesse sentire dal capoorchestra e soffiasse loro il posto (lo chiama "fear to be cut", o qualcosa del genere). La scena musicale era quindi una sorta di Far West brutale, o di luogo in cui governava la legge del più forte. Da notare che queste guerre tra poveri erano all'ordine del giorno nel quartiere di Harlem, popolato da neri. Basie stesso racconta di essere stato spinto via dal seggiolino in questo modo più di una volta. Il mondo del jazz visto dal lato dei suoi inventori, insomma, è tutt'altro che un luogo idilliaco. Anzi: è un campo di battaglia in cui vince il più forte, cioè il più bravo. Il criterio del valore musicale in effetti è la chiave di tutto, altrimenti non si spiegherebbe come può essere sopravvissuto un grande "debole" come Lester Young.

Detto questo, resta interessante notare come invece per molte persone il jazz incarni una sorta di arte democratica, una creazione spontanea e corale in cui ogni musicista ha il diritto di "prendere la parola" e di vederla accettata nella globalità della composizione spontanea. La descrive così ad esempio Wynton Marsalis nei suoi interventi parlati all'interno del documentario "Jazz" di Ken Burns. Ed è così considerata da molti jazzmen europei: non va dimenticato che l'etichetta "democratica" il jazz se l'è vista l'è vista attribuire in Europa negli anni '70. Anni in cui jazz era sinonimo di liberazione e libertà.

È un bell'esempio, mi sembra, di come il termine jazz possa essere inteso in modo diverso da noi, bianchi ricchi intellettuali occidentali, che lo mutuiamo da una cultura estranea, minoritaria, discriminata e molto, molto meno ricca e idealista della nostra...

J.D.