Propongo di coniare una nuova etichetta critico-musicale e di appiccicarla idealmente sulla copertina dell'ultimo album di Gabriele Pezzoli e del suo trio. Il disco (e il concerto di presentazione che abbiamo potuto ascoltare qualche settimana fa nello Studio Radio grazie a Rete Due) è in effetti un esempio molto affascinante di «free calmo». Pezzoli ne parla come di un lavoro in cui l'improvvisazione e l'interplay sono fondamentali: dall'ascolto reciproco attento e fecondo sono nate, lì nello studio, composizioni sospese nell'aria di grande forza evocativa.Come per l'album precedente, "Improvviso" (2006), questo "Rendez-vous" e anche un gioiello per la qualità della registrazione. "Suona" molto bene, in particolare la batteria di Roberto Titocci, un drummer sorprendente, mentre, calmo e misurato Cédric Gisler funziona un po' da Vynavil del gruppo, collegando i due antitetici partner. Si crea in effetti una tensione costante tra il pianismo lirico e rilassato di Pezzoli (chissà se la sua carriera di musicoterapeuta lo influenza) e il nervoso scandire del partner ai tamburi.

Bel disco: andate ad ascoltarne qualche pezzetto qui.
(A noi viene voglia di una pernacchia all'indirizzo di U. C., secondo il quale "play fast" è un dogma assoluto della modernità. ma chi l'ha detto?)
J. D.
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