Cominciamo dalla fine. Gli amici jamsessionisti che non sopportano più di sentire Autumn Leaves avrebbero dovuto ascoltarne la versione data ieri sera al Teatro del Gatto di Ascona da Francesco Cafiso e dal suo quartetto. L'ha suonata addirittura come brano di chiusura del concerto, come vertice di una serata assolutamente stupenda. La chiave (potrebbe insegnare a noi jamsessionisti un po' scolastici il piccolo grande sassofonista) non sta nello spartito ma nell'interpretazione e nella costruzione "all'impronta" dell'arrangiamento. E se anche la melodia non è suonata con tutte le note non è così importante.Di My Funny Valentine, ad esempio gli sono bastate una decina di note, prese qua e là apparentemente random. Il focus dell'esecuzione era invece nell'ascolto reciproco, nella costruzione dell'atmosfera con i suoi partner, il giovanissimo pianista Dino Rubino, e i grandi Fioravanti e Bagnoli. Non si fa nessuno scrupolo, il giovane Cafiso: a chi si aspetta di ascoltare un diciannovenne fresco di scuola, tutto pattern parkeriani e pulizia di tocco si scontra invece con un ragazzino che ha perfettamente interiorizzato le possibiltà espressive dell'alto, da Sydney Bechet a Ornette Coleman. Cattivo e sporco quanto basta a ricordarci che il sax sa essere una voce lacerante. Poi Cafiso ci mette del suo quando inserisce nel fraseggio hard bop scale e melodie mediterranee, in grovigli di semitoni velocissimi e ipnotici. Una musica nuova, intrigante, che non ti fa mai perdere la concentrazione, ti sorprende e stuzzica come il free quando è intelligente.
Il programma della serata era costruito sugli standards di cui sopra, più Beautiful love (che versione! tempo raddoppiato su ritmo cubano, sarebbe piaciuta ad Uri Caine - vi ricordate il suo commento quando l'avevamo suonata al workshop? "OK, now, let's play it... faster..!"), Dolphin street, Round Midnight e Star fell on Alalbama. Per me sconosciuti e bellissimi Don't ask (Rollins), Angelica (Ellington), Parisian Throughfare (Powell).
Dopo il concerto siamo rimasti a chiacchierare con Cafiso e Rubino, complici Gilliet e Martinelli, padroni di casa. Il ragazzo è davvero in gamba, ha una lucidità e una maturità impressionanti per un 19enne. Nel chiacchierare si siede al pianoforte e inizia a suonare... Dovevate sentire come Cafiso suona il pianoforte, suo secondo strumento...
Riflessione finale: sarebbe interessante un prelievo di sangue e un analisi del DNA del giovane sassofonista siciliano. Se è vero che ha saputo sviluppare le sue doti nascendo in una famiglia dove nessuno aveva mai ascoltato jazz, dovrebbe essere abbastanza semplice individuare il fattore "J" da un confronto con il DNA di famiglia. Cafiso il jazz l'ha veramente nel sangue. Credetemi.
J.D.







