lunedì 15 febbraio 2010

Diagonales 2011: a che punto siamo...

Se lo chiedono e ce lo chiedono in molti: e quindi è importante rispondere. Quest'anno le faccende organizzative sono andate particolarmente in fretta. Come membri del comitato nazionale siamo stati costretti a muoverci con grande rapidità, perché la «macchina» del festival ha accelerato notevolmente i tempi, rispetto al passato.

Possiamo dirvi quindi, riassumendo, che:
  • La lista dei gruppi che parteciperanno alla rassegna nazionale è stata già fissata. Per il Ticino, come sempre, è stato designato un gruppo.
  • Nelle prossime settimane i vari locali e le associazioni coinvolte nell'organizzazione opereranno la loro scelta. Nel giro di qualche mese quindi il programma dei concerti potrà essere stabilito e sarà resa pubblica la lista dei partecipanti.
  • Le date per la manifestazione sono quelle del 13-14-15-16 gennaio 2011. La prima serata ticinese sarà anche la presentazione ufficiale del progetto musicale di «mentoring» che vedrà nuovamente un grande artista della scena mondiale creare un progetto con giovani musicisti svizzeri (ci sono contatti con alcuni grandissimi...). Speriamo di poter continuare la collaborazione con Rete Due in questo ambito, che è stata eccezionale e molto positiva.
Questi sono per ora gli elementi ufficiali e sicuri rispetto al festival. Altre informazioni seguiranno... Se avete domande precise o richieste di informazioni fatevi sentire scrivendo a comitato@jazzy-jams.ch. Segnalateci in particolare i vostri progetti musicali: ci serviranno per allestire la lista dei concorrenti ticinesi delle prossime edizioni. Tenete presente il vincolo fondamentale che è quello legato all'età. Il limite massimo è fissato a 30 anni, ma non è detto che, in futuro, il parametro possa essere rivisto... al rialzo. È un'esigenza segnalata a da molti membri del comitato di Diagonales.

J.D.

venerdì 12 febbraio 2010

Andata e ritorno all'Osteria Unione

La cucina è la più necessaria delle forme d’arte. Dal ribollire delle pentole si sprigionano suoni che diventano musica, i profumi delle spezie raccontano di storie e luoghi lontani.

«Una lacrima nel ragù» è un incontro tra il cibo e l’arte, una serata dove i sapori si fonderanno con la voce degli strumenti e con le storie, divertenti, sensuali, intense, ispirate dal palato di grandi scrittori (Buzzati, Benni, Calvino, Velasquez De Montalban, Dante).

Storie nate in cucina. http://myspace.com/andataritorno

Sabato 27 Febbraio 2010
Spettacolo con cena

ANDATA & RITORNO
“Una lacrima nel ragù”

Osteria Unione
via Indipendenza 16
Riva SanVitale
Tel.091 648 23 53
Prenotazione consigliata

(altre foto?)

lunedì 8 febbraio 2010

Cosa ci aspettiamo da un festival jazz?

Bei tempi: un'annotazione di Carlo Piccardi (pubblicata sul 64mo Quaderno dell'Associazione Carlo Cattaneo, Il Ticino e la guerra, pp.166-67) ci ricorda che il jazz, negli anni 40 era un «contrassegno di modernità» nelle trasmissioni radiofoniche svizzere. Al punto che, nel 1942, per non perturbare le menti della popolazione, l'Unione dei contadini chiese che il jazz venisse trasmesso dalla radio «solo dopo le nove di sera, quando i contadini erano a letto». Bei tempi. A quell'epoca era ben chiaro cosa fosse il jazz, cioè tutto quanto non era «la buona, domestica musica da ballo paesana».

Cosa succede oggi? Scorriamo il programma del Festival jazz di Cully, che sta avendo luogo in questi giorni sulle rive del Lemano. Femi Kuti, Imperial Tiger Orchestra, Manu Katché, Angelique Kidjo, Anouar Brahem contendono il palco a Hank Jones, Viay Iyer, Yaron Herman, Marc Ribot, Charlie Haden. L'appassionato di jazz, storcerà il naso. Si rifugerà dietro le etichette e gli stili, per difendersi da un senso di estraneità. Eppure, una notizia recente ci aiuta a dipanare la matassa: il Grammy Award attribuito all'ultimo album di Joe Zawinul, un disco ticinese, possiamo dire, perché prodotto dalla Rsi e registrato a Estival, nel 2007.

Zawinul era un jazzista? Senza alcun dubbio. Uno dei migliori. E allora bisogna che gli appassionati si rassegnino ad allargare le maglie delle loro classificazioni. Perché è stato proprio lui ad aprire la strada alla contaminazione etnica nel jazz. Confermando la regola espressa più sopra, secondo la quale (allargati i confini naturalmente al «grande paese» mediatico in cui siamo immersi) jazz è tutto quanto non sia «buona, domestica musica da ballo paesana». Alla luce di queste riflessioni vanno riviste secondo noi certezze e incertezze: chi dice ad esempio che l'ultimo jazz festival di Chiasso assomigliasse troppo a una Festate «indoor» deve forse imparare a considerare Festate una rassegna jazz.

J. D.