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28/09/2002 - 10:03
Un dialogo tra classica e jazz
L'ottetto di Michael Arbenz con Greg Osby venerdì sera alla Meridiana di Balerna porta alla ribalta le affinità di due mondi musicali apparentemente incompatibili
Solo
qualche giorno fa, durante la conferenza stampa di presentazione della
stagione jazz 2002 della RSI, Franco Ambrosetti ricordava quanto sia
grande la distanza che separa il mondo della musica classica da quello
del jazz. "I musicisti classici non sanno improvvisare, ed è un
peccato
che questa importante forma di espressione venga trascurata nella
formazione musicale accademica". Poco più di 48 ore dopo ecco che
il concerto di Michael Arbenz tenutosi alla Meridiana di Balerna
nell'ambito della rassegna "Pitecantropi eretti" viene in qualche modo a
smentire quelle affermazioni. Arbenz e il suo
gruppo, infatti sono impegnati in un tentativo di fusione di generi in
cui sia gli aspetti formali classici quanto le
prerogative ritmiche e improvvisative jazzistiche trovano un "modus
vivendi" suggestivo ed assolutamente degno di nota. Protagonista
dell'esperimento è un ottetto in cui ad una tradizionale formazione
jazz (sassofono, pianoforte, contrabbasso e batteria) si unisce
un altrettanto tradizionale quartetto d'archi: da ciò scaturisce un
progetto musicale coerente ed originale, magari non sempre equilibrato
(in particolare per le diverse caratteristiche nella dinamica sonora)
ma assolutamente dignitoso e, soprattutto, straordinariamente carico di swing.
Da notare comunque che giocano a favore del risultato complessivo sia la grande preparazione dei quattro giovani musicisti classici (tre ragazze ed un ragazzo formatisi al conservatorio di Basilea) sia la bravura dei quattro jazzmen, tra cui brilla di luce propria la stella del sassofonista americano Greg Osby. Fatte le debite proporzioni e senza esagerare, la presenza di Osby in questo gruppo può essere paragonata a quella di Ronaldo in una squadra di serie B: Osby è attualmente uno dei più quotati sassofonisti al mondo. Per chi ne conosce doti e curriculum musicale vederlo entrare in sala con la custodia del suo sax tracolla insieme agli altri musicisti del gruppo fa certo uno strano effetto. Arbenz racconta che coinvolgerlo nel progetto e nella realizzazione del CD che ne raccoglie i frutti è stato semplicissimo.
"Sapevamo
che Osby aveva già registrato in passato qualcosa di simile a quanto
stavamo scrivendo. Gli abbiamo inviato la musica, poi, una telefonata. Lui ha detto, 'Okay, ci sto'. Tutto qui".
Naturalmente nel corso del concerto è proprio ad Osby che spetta la parte del leone. Da un lato per le sue composizioni cariche di un lirismo e di un'immediatezza del tutto particolari e che mostrano di saper integrare al meglio le sonorità di una formazione così eterogenea ( il brano "The 13th street" comprende persino sezioni improvvisate in cui il suo sax alto duetta a turno con ognuno dei componenti del quartetto d'archi), dall'altro per la perfetta padronanza strumentale e la sbalorditiva lucidità matematica con cui architetta le sue improvvisazioni. Negli altri brani che compongono il repertorio, usciti dalla penna dei fratelli Arbenz e dei due giovani compositori Daniel Almada e Yosvany Quintero, la struttura musicale è decisamente più vicina alle forme astratte della musica contemporanea, ma sempre sostenuta da una intensa e incisiva pulsazione ritmica. Non è un caso, in effetti, che il brano più interessante della serata, "Evolution" di Florian Arbenz, si deva proprio alla penna del batterista. Ma complessivamente tutto è girato nel migliore dei modi, nonostante la serata di Balerna costituisse la prima tappa di una breve tournée che il gruppo intraprende in Svizzera ed in Germania. "Non avevamo mai suonato insieme prima di oggi", conferma la violoncellista. "Ognuno di noi ha provato le partiture per conto proprio e questa sera è stata l'occasione della messa a punto".
Date tali premesse si può tranquillamente affermare che la serata di Balerna si è rivelata un incredibile successo. Un unico appunto per sottolinere che l'evento (e magari soltanto la presenza stessa di Osby) meritava un pubblico più numeroso: la qualità musicale della rassegna "Pitecantropi eretti" lo esige davvero.
az